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«I fichi neri» di Niffoi e il reportage di Londres
Ottobre 4, 2008, 2:55 pm
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Sul numero di Ad di domani sveleremo i retroscena del rapporto fra Indro Montanelli e l’Opus Dei. E presenteremo l’anteprima di uno dei pamphlet di Max Beerbohm (1872-1956), fra i massimi scrittori satirici inglesi, tradotti per la prima volta in Italia.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295476



Tremonti: la manovra è blindata, niente saldi durante la tempesta
Luglio 21, 2008, 1:38 pm
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Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, illustra in Aula alla Camera la manovra finanziaria del governo Berlusconi con una relazione pessimista sull’economia globale e una ricetta fatta di tagli e gravami sulle amministrazioni locali, che però ribadisce l’obiettivo di non dissipare risorse statali aggravando il deficit e disperdendo l’opera di risanamento. «Per noi è essenziale mettere in sicurezza il bilancio pubblico della Repubblica italiana, che è un bene pubblico fondamentale», annuncia. Prevedendo una crisi ancora più grave a livello mondiale il bilancio dello Stato è stato «blindato prima dell’estate». Mentre Berlusconi annuncia che sul complesso della manovra il governo metterà la fiducia. Inserite solo «modifiche marginali» al testo del maxi emendamento alla manovra all’esame delle commissioni, spiega Tremonti, dove ci sarà la norma sulla non emendabilità della legge Finanziaria con interventi micro settoriali limitati all’arco di un anno. «Crediamo – sottolinea il ministro- sia una scelta giusta, perché è meglio chiudere la discussione sul bilancio pubblico che non continuarla a saldi aperti durante la tempesta». Nel maxi emendamento del governo sul decreto legge sulla manovra ci saranno i 400 milioni promessi dal governo a copertura della cancellazione dei ticket sanitari da 10 euro sulla diagnostica e la specialistica. E Tremonti dice di aspettarsi «un contributo a ridurre forme anomale di spesa pubblica» nel comparto della sanità «venga anche dalla magistratura e dalla sua azione moralizzatrice».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77229



Sandokan e i pirati della camorra
Luglio 4, 2008, 11:22 am
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Chi in quel giorno d’estate avesse osservato con un binocolo il piccolo legno che, durante la notte, aveva scelto di ormeggiarsi al largo della Baia Domiziana avrebbe riportato negli occhi l’immagine di un veliero malese per le dimensioni straordinarie delle vele, benché ammainate, ma che nello scafo si discostava dai normali prahos provvisti di bilancieri e di attap, la tettoia centrale. Anziché di legno era costruito con lamine di ferro, aveva la poppa alta, la tolda sgombra e una stazza tre volte superiore a quella dei prahos ordinari, 150 tonnellate avrebbe calcolato uno sguardo esperto di marinaio, un bellissimo veliero da corsa della seconda metà dell’Ottocento.
Ma ciò che avrebbe maggiormente colpito il possessore del binocolo, sarebbe stato l’equipaggio, troppo numeroso per una nave così piccola, e anche assai singolare. Pareva che tutte le razze più bellicose della Malesia vi fossero rappresentate. Malesi dalla tinta fosca, gli sguardi cupi, Bughisi, Macassaresi, Battiassi, terribili Dayaki delle foreste del Borneo, perfino Negriti del Mindanao e qualche Papuaso dall’immensa capigliatura afro raggruppata intorno a un gigantesco pettine. Portavano tutti il sarong, quel pezzo di stoffa bianca che scende alla ginocchia, e il kabay, una specie di larga giacca che non impedisce i movimenti.

Due soltanto, probabilmente i comandanti del veliero, indossavano costumi differenti. Uno era seduto presso la ribolla del timone e vestito all’orientale: era alto di statura, stupendamente sviluppato, una testa bellissima, capelli folti e neri come l’ala di un corvo, occhi che parevano avere dentro il fuoco.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273513