Giandomenico Sacco, docente universitario, primario di neurologia a Lavagna e al Galliera, già consigliere e segretario dell’Ordine dei medici. Il professionista che ha avuto in cura negli ultimi mesi Anita Giordano ha un’esperienza cinquantennale di pazienti ridotti a quello che in termini sbrigativi vengono definiti «vegetali». Un esperto che teme non poco la deriva che si vorrebbe prendere in tema di testamento biologico ed eutanasia, usando il grimaldello dell’accanimento terapeutico.Di pazienti dati per morti ne ha visti centinaia?«Sì, ma bisognerebbe distinguere tra tante diverse tipologie di casi. Spesso si fa confusione ed è comunque molto difficile prevedere o stabilire per legge ogni singolo caso».Impossibile fare qualcosa dunque?«Il problema è individuare un altro motivo discriminante. È la definizione di persona che deve essere chiara. Ritengo ci si trovi di fronte a una persona ogni volta questa abbia un’integrità anche parziale, anche minima della corteccia cerebrale emisferica».È una premessa per parlare del testamento biologico?«Andiamo al punto? In caso di volontà espressa dal paziente spero che comunque la legge lasci spazio al tradizionale esperto buon senso e alla dolce umanità dei medici curanti. A loro si spera spetti sempre l’ultima parola sulla sospensione delle cure a una “non persona”. E non all’omicidio di una “nuova persona non consapevole”».
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Sanremo – D’accordo, non avrà vinto il sondaggio promosso da Downlovers.it, il sito italiano di download gratuito e legale che ha incoronato Perdere l’amore di Massimo Ranieri come canzone sanremese d’amore, però Gianni Morandi è un simbolo del Festival. E basta vedere come la gente lo accoglie all’Hotel Nazionale a pochi metri dall’Ariston. Lui scatta dritto come un fuso, nemmeno avesse i suoi 64 anni: «È un bellissimo Festival. Bonolis ha un’energia clamorosa».
Morandi, però molti dei nomi storici della canzone italiana non ci vogliono venire: hanno paura della gara.
«Ma perché, io ci sono venuto sei volte e giuro che in gara è molto più divertente. Le canzoni che valgono davvero vengono fuori lo stesso anche dopo un’eliminazione».
Poi quest’anno la musica è tornata al centro dell’attenzione.
«Bonolis è stato capace di fare spettacolo rispettando la musica. Certo, se potesse avere all’Ariston tutti i grandi nomi, da Battiato a Vasco Rossi, il risultato sarebbe diverso».
Lei non ha mai pensato di presentarlo?
«Una volta il mio produttore Bibi Ballandi mi disse: presentare Sanremo è come fare il prefetto a Palermo. Aveva ragione».
Chi le è piaciuto quest’anno?
«Quella ragazzina con gli occhiali neri e grossi».
Arisa.
«Quella che canta Sincerità.
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Quali sono i fattori che maggiormente incidono nel processo di invecchiamento? Per dare una risposta a questa domanda si sono moltiplicate nel mondo le ricerche a partire dagli anni Ottanta. L’Italia è all’avanguardia in queste indagini. Tra i Centri di eccellenza apprezzati anche all’estero vi è l’università di Bologna, dove Claudio Franceschi, professore del dipartimento di patologia sperimentale coordina da venti anni alcuni degli studi più innovativi, come quelli effettuati su un gruppo di persone con più di cento anni che hanno suscitato grande interesse. Le più qualificate riviste scientifiche internazionali da anni seguono i risultati di queste ricerche. Lo stesso quotidiano Le Monde e il New York Times hanno più volte parlato di questi studi che abbattono antichi pregiudizi. Nel processo di invecchiamento influisce l’ambiente, ma ancor più i geni che condizionano la nostra vita in modo determinante. Uno dei contributi più importanti dato dal gruppo del professor Franceschi è l’aver individuato i fattori di invecchiamento del sistema immunitario (immunosenescenza) e di aver dimostrato che esso condiziona la predisposizione alle maggiori patologie dell’anziano. E’ stato inoltre dimostrato che gli eventi legati alla vita intrauterina ed al primo anno di età influenzano la durata della vita. Ma perché pur vivendo nello stesso ambiente, alcune persone diventano centenarie, altre no? Franceschi, con i suoi ricercatori, ha dimostrato che i centenari hanno un sistema immunitario preservato: la mancanza di autoanticorpi organo-specifici, l’attività delle cellule Natural Killer, la capacità proliferativa dei linfociti e quella di controbilanciare le risposte infiammatorie con efficaci risposte anti-infiammatorie.
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Ormai, ne sentivano un po’ tutti l’esigenza. Un aggiornamento era indispensabile. Ha fatto bene Chiara Gamberale a pensarci lei: il canto del cigno di Norberto Bobbio, Destra e sinistra, cominciava ad apparire datato. Senza contare che la schidionata di sconfitte subite dalla sinistra rendeva ancora più urgente approntare nuove mappe delle opposte ideologie. Niente di meglio, allora, che inscenare un ménage à quatre fra due coppie, una di destra (Giulio e Simonetta), l’altra di sinistra (Nina e Bernardo). E poi seguire le loro evoluzioni, dalla caduta del muro di Berlino alla penultima vittoria di Berlusconi. L’ultima, è di pochi giorni fa; e come noto, per colpa di un vecchio decreto di Giustiniano mai revocato, non si possono aggiornare gli aggiornamenti.Mutandine rosse accanto a una copia dell’Unità, cravatta scura a pois accanto a una copia del Giornale: la copertina di Una passione sinistra (Bompiani, pagg. 106, euro 9,50) ha le idee chiare sulle differenze che contano. E la Gamberale? Altrettanto, ma forse è intellettualmente troppo raffinata per badare al sodo. I concetti di uguaglianza, tradizione, libertà e giustizia sociale vengono gentilmente accompagnati alla porta per lasciare spazio a dettagli ritenuti più succosi.Scopriamo così che gli uomini di sinistra prediligono le laureate, che la seconda di reggiseno basta e avanza. Che sono logorroici. Che quando si rivolgono alla compagna – non alla moglie: infatti detestano sposarsi – ricorrono a un repellente baby talk («topolino magico, come stai?»).
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