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Editoria: frenata del governo sui tagli per il 2008 ai contributi
Novembre 5, 2008, 3:03 pm
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Per dare l’annuncio il Governo ha scelto il ‘Maurizio Costanzo show’, nottetempo: è stata decisa una frenata sui contestati tagli per l’editoria, che stanno strangolando molti giornali. Mauro Masi, capo Dipartimento per l’editoria di Palazzo Chigi, ospite della trasmissione, ha dichiarato infatti che il 2008, anno per il quale le aziende editoriali si sono già esposte, è ’salvo’; per il 2009… si vedrà. Una boccata d’ossigeno per i giornali no-profit, di partito, in cooperativa, sui quali si stava allungando, giorno dopo giorno, addirittura l’ombra della chiusura. Il meccanismo che si era messo in moto ormai da qualche mese, infatti, era senza scampo: non tanto per i tagli al fondo, quanto perché l’incertezza sui reali contributi stanziati per le diverse testate impediva di ottenre anticipazioni bancarie. Per molti, questo significa la sopravvivenza. O no.A rigor di legge, ovviamente, gli annunci via etere non valgono nulla, ma è il luogo prescelto da tempo da Berlusconi per i comunicati al popolo (quando non va ‘in diretta’ alle esibizioni del «Bagaglino» a rassicurare i risparmiatori). E quindi, anche se data al di fuori dai luoghi deputati alla politica, la notizia è stata accolta con favore sia dall’opposizione che dai diretti interessati, ovvero da Mediacoop, l’associazione dei giornali in coooperativa. Il senatore Vincenzo Vita, che da sempre si occupa di questi temi, ha dichiarato di essere a conoscenza «che il Governo sta anche ragionando sulla riscrittura del regolamento, che poi verrà portato in commissione».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80540



Il Pd scarica Veltroni: “Il referendum? Meglio ripensarci”
Novembre 3, 2008, 5:15 am
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Roma Qualcuno gli suggerisca
di fare marcia indietro. Qualcuno
gli spieghi che l’effetto annuncio,
lanciato magari per mettere
il cappello del Pd sulla protesta
degli studenti, rischia di
trasformarsi in un boomerang.
Qualcuno gli dica che in molti
sorridono all’idea di chiamare
gli italiani a pronunciarsi sul maestro
unico, o peggio, sul grembiulinosìono.
Qualcuno gli faccia
notare che ad appoggiarlo,
oltre alla sinistra che si agitava
nell’Unione, la stessa con cui ha
evitato accuratamente a suo
tempo di allearsi, c’è pure un tale
Antonio Di Pietro, mentre il
corteggiato Pier Ferdinando Casini
non ci pensa minimamente
a raccogliere le firme. Qualcuno
gli ricordi che nel suo partito
a storcere il naso non sono in
due o tre.
Insomma, qualcuno salvi il segretario
Walter.

Anche perché,
a fare «marameo» all’idea di voler
abrogare con lo strumento
consultivo alcune parti della futura legge Gelmini,
adesso sono
pure i padri (e le madri) indiscussi
del referendum. Ovvero,
i radicali. Gli stessi che siedono
in Parlamento, tra l’altro, tra i
banchi del Pd. A commentare
così,infatti, l’iniziativa di Veltroni,
è la senatrice Emma Bonino:
«Va benissimo, ma ci avete raccontato per 30 anni che i referendum
si fanno sulle grandi questioni
di principio. Quindi non
andavano bene quelli su giustizia
ed energia. E oggi, su cosa lo
facciamo, sul grembiule?».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303150



Novembre 2, 2008, 6:37 pm
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Congo: «La guerra etnica è un abbaglio: in ballo ci sono ricche miniere e il petrolio»
Novembre 2, 2008, 1:38 pm
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Una situazione umanitaria «disperata». Una città, Goma, sotto assedio. Migliaia di civili in fuga. Prezzi dei generi alimentari alle stelle, in un Paese dove il 70% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Niente acqua. Niente cibo. Condizioni igieniche «penose» e «lo spettro delle epidemie dietro l’angolo». Padre Giulio Albanese, missionario comboniano e giornalista con lunga esperienza in Africa, racconta in questi termini la situazione nel nord-est del Congo, dove si consuma quella che definisce «una guerra paravento». Albanese è in contatto costante con i vescovi congolesi. Le notizie che arrivano sono «sconcertanti». Il più numeroso contingente di peacekeeping Onu al mondo – i 16mila uomini della missione Monuc – fatica a gestire la crisi. E dalle Nazioni Unite quello che si continua a sentire sono solo dichiarazioni di «preoccupazione» e «denuncia».Laurent Nkunda, comandante dei ribelli – per lo più di etnia tutsi – ha bloccato l’avanzata delle sue milizie a 15 chilometri da Goma, capoluogo del nord Kivu, minacciando l’occupazione della città se le forze Onu non fermano subito gli attacchi dei militari governativi, di etnia hutu, contro la popolazione civile. Nonostante il cessate il fuoco in vigore da mercoledì, le truppe congolesi hanno compiuto saccheggi, stupri e omicidi contro gli abitanti tutsi. A difendere la città dai ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo – ma non dai soldati lealisti – ci sono solo 800 caschi blu.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302774